
Ore 13:00
Sensazioni indescrivibili, uragani, e tempeste si abbattono furiosamente sulla mia anima inerme e passiva, indebolita, eppur vitale, che ancora ha voglia di lottare contro il tempo e contro il destino angusto della vita. Sembra la fine, l'apoteosi di un dramma, la straziante conclusione di una storia gioiosa, sublime quanto basta da togliere il fiato, da rendere meraviglioso ogni più piccolo istante della mia vita, della nostra vita. Ma non è la fine purtroppo, anzi, è solo l'inizio dell'odissea più assurda e diabolica della mia esistenza, odissea in cui, senza volerlo, ne sono l'unico disperato attore, ed anche l'unico regista.
A nulla serve illudermi di aver terminato la lettura di un drammatico romanzo, o di potermi risvegliare da un incubo, con la gioia che ancora tutto è al suo posto, e lei, dolce e sinuosa, tenera e bellissima come una fata, è ancora li, vicino a me, e riposa dolcemente come un bimbo; l'ho amata come non ho mai amato nessuno fino ad ora. Mi avvicino a lei, l'abbraccio gentilmente, i nostri corpi nudi si cercano, si toccano, lei apre gli occhi assonnati ed esplode in un tenero sorriso, mi sfiora le labbra con le dita come fosse un dolce bacio, meglio di un dolce, tenero bacio...
Chiudere il libro e tornare alla realtà non mi è possibile. Il romanzo è la mia vita; non storie fantastiche o drammi surreali; solo unicamente la mia vita, un tempo ricca di luce, costellata di mille emozioni, di totale dedizione alla donna che ho amato con tutto me stesso, ed anche di più, ed oggi più nulla, solo i miei indelebili ricordi...
Il miracolo che mi è stato concesso dal destino si è concluso, lasciandomi tra le mani qualche piccolo granello di sabbia che non voglio trattenere, sperando di poter dimenticare, di poter cancellare ogni traccia della sua esistenza, ogni più piccolo ricordo del suo viso, dei suoi sorrisi, del suo amore che si perdeva nei miei occhi. Di lei mi restano pochi granelli di sabbia, che lascio defluire dalle fessure della mano ancora tremante. Sarà questo vento d'inverno che congela le mie lacrime e penetra le mie ossa, ad occuparsi di loro; piccoli granelli di sabbia affidati al vento, al lavoro del tempo. Vorrei si posassero a terra delicatamente, lontano da me, su un tappeto di gialle foglie d'autunno, o più lontano ancora, dove la primavera prende vita, perchè lei non è il freddo d'inverno, ma il sole d'estate.
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